Per vincere l'analfabetismo naturalistico (e l'incultura)

27.09.2014 22:32
Non finirò mai di stupirmi, sia in senso positivo che - purtroppo - negativo, per le azioni e i comportamenti dell'uomo nei confronti della natura.
E' di pochi giorni fa l'assurda quanto triste notizia dell'uccisione di tre esemplari della rarissima, e innocua per l'uomo, Vipera dell'Orsini (Vipera ursinii) nell'area del Monte Sibilla, uno dei luoghi-simbolo del Parco nazionale dei Monti Sibillini.

Questa timida vipera, inserita nella Lista Rossa della IUCN come "vulnerabile", in Italia vive esclusivamente al di sopra dei 1350 metri di quota, nei massicci dell'Appennino centrale situati al confine tra Abruzzo, Lazio, Marche e Umbria, e riveste un eccezionale valore biogeografico dato che può essere considerata un "relitto glaciale" (è arrivata nella nostra Penisola quando il clima sulla Terra si è raffreddato, poi è rimasta confinata in pochi ambienti di quota che ricordano le steppe himalayane nelle quali ha avuto origine).

Si tratta di una specie super-protetta (convenzione internazionale di Washington - CITES, Direttiva Habitat, DPR 357/97, ecc. ecc.), almeno sulla carta, ma nel (triste) pomeriggio di domenica 21 settembre l'ignoranza atavica di Homo sapiens sapiens ha avuto ancora la meglio sulla cultura del rispetto e della conoscenza (nella foto di questo articolo - scattata dall'escursionista Alberto Calvelli, che ringrazio - uno dei tre esemplari uccisi).
 
Sono in corso accertamenti da parte del Corpo Forestale dello Stato... ma l'auspicio è che già da oggi si possa tornare - tecnici, ricercatori, educatori, guide, amanti della natura - a lavorare sulla sensibilizzazione delle giovani generazioni e non solo, in modo che un domani non troppo lontano possa vedere l'estinzione non già di questo o quell'animale ritenuto erroneamente pericoloso, inutile o brutto, ma di quelle azioni ingiustificabili e delinquenziali che fotografano in modo impietoso la strisciante incultura e ignoranza (naturalistica e non solo) del nostro tempo.
 
E' una sfida culturale che non possiamo non raccogliere. O no?
 
 
 
--- Approfondimento su luoghi comuni, false credenze e leggende metropolitane attorno a vipere & co. ---
 

In merito al comunicato stampa del Parco Nazionale dei Monti Sibillini, pubblicato il 29 settembre sia nel sito del Parco che nella pagina Facebook e relativo alla deprecabile uccisione di tre esemplari di una specie rara e protetta, la Vipera dell’Orsini, vista la mole di commenti che riportano false credenze, leggende e informazioni inesatte precisiamo – in base agli studi e alle ricerche sulla biologia e sull’ecologia dei viperidi condotte da ricercatori ed erpetologi - quanto segue.

 

In generale

All’interno di un Parco o di una Riserva naturale è fatto divieto assoluto di uccidere qualsiasi animale: si commette quindi un’azione illecita che, oltre ad essere sanzionata, va contro l’esistenza stessa dell’area protetta e contro l’interesse/bene collettivo della tutela dei nostri ecosistemi.

Ogni animale svolge un ruolo prezioso ed insostituibile in natura: le vipere, ad esempio, regolano le popolazioni di alcuni insetti (ortotteri in primis) e di piccoli vertebrati (come, ad esempio, topi e arvicole).

 

Come approcciare la montagna (evitando “incontri ravvicinati” più o meno spiacevoli)

Andare in montagna per una semplice passeggiata o un’escursione impegnativa richiede un minimo di preparazione tecnica e culturale. Condizioni meteorologiche, eventuale presenza di specie animali e/o vegetali protette, sentieri più o meno battuti: come si è soliti informarsi prima di un viaggio/vacanza (su alberghi, clima della zona, aree di interesse culturale, eventuali divieti di accesso a questo o a quel luogo, ecc.), dovrebbe diventare prassi comune preparare un’escursione recuperando tutte le informazioni utili. A partire dall’abbigliamento (inutile dire che le infradito servono a farsi solo male), passando poi per la valutazione del percorso (altimetria e dislivello complessivo, lunghezza, ecc.) e per le particolari accortezze che è bene prendere di volta in volta.

Su come comportarsi nel caso di un incontro ravvicinato con un viperide, ma solo se non indossate le ciabattine infradito, vi rimandiamo a  questo link  .

 

Sulla Vipera dell’Orsini (Vipera ursinii)

Habitat frequentati (nei Sibillini sopra ai 1350 metri di quota), dimensioni e caratteristiche morfologiche della specie (è un serpente dalle dimensioni ridotte, sotto i 40 cm, che nel 99% dei casi passa inosservato; i denti veleniferi, inoltre, sono veramente minuti), nonché il tipo di veleno (idoneo per uccidere una cavalletta) rendono questa specie ASSOLUTAMENTE INNOCUA per l’uomo.

Vale ovviamente la regola (dicesi buonsenso…) di non infastidire l’animale né di provare a prenderlo in mano; in caso di avvistamenti lungo sentieri, sterrate e pascoli è sufficiente aggirare l’esemplare e proseguire lungo il proprio itinerario.

 

 

Sulla Vipera comune (Vipera aspis)

Partiamo dalle dimensioni: gli esemplari da guinness arrivano agli 80 cm, ma in realtà questi animali raggiungono in media 60-70 cm di lunghezza.

NON ESISTONO né sono mai esistite vipere più lunghe di un metro!!! Si tratta di altri serpenti (come le natrici o bisce d’acqua) che vengono scambiate facilmente per vipere e purtroppo… uccise anch’esse, come anche recenti fatti di cronaca ci hanno raccontato.

 

La (presunta) pericolosità della Vipera comune per l’uomo

I timori derivano dal fatto che il veleno, usato principalmente per colpire a morte prede quali topi e arvicole, può avere effetti locali e sistemici  di tipo neurotossico, cardiotossico e nefrotossico di una certa gravità in particolare su soggetti “a rischio” (persone cardiopatiche, soggetti immunodepressi, neonati, anziani, ecc.).

La vipera è un animale schivo, timido, che non attacca l’uomo (non rientra tra le sue prede, anzi, è un potenziale predatore!), non compie aggressioni né agguati, non si introduce in borse/zaini né in culle o carrozzine di neonati.

Solo in caso di disturbo diretto (calpestio, uso di bastoni, manipolazioni incaute, ecc.) può simulare un attacco con morso e/o mordere inoculando o meno il veleno (esiste anche la possibilità del cosiddetto “morso secco”, assolutamente innocuo).

L’identikit del “soggetto bipede da morso di vipera” è tipicamente questo: escursionista “della domenica” in giro in montagna con ciabattine e pantaloncini da mare; ficcanaso che infila mani e piedi in ogni fessura rocciosa; incauto cercatore di funghi che non batte il terreno con il bastone prima di andare a mettere le mani tra erbette e pietre alla ricerca del prezioso micete; curiosone, anche detto “rompiscatole” che, alla vista del serpente, inizia a infastidirlo e toccarlo con scarponcini, bastoni & mani.

Il morso della vipera non è mai mortale “all’istante”, lo sono – col passare del tempo – le eventuali complicanze che insorgono anche a distanza di alcune ore dal “fattaccio”. I casi molto gravi, rarissimi, vengono trattati efficacemente nei Pronto Soccorso ospedalieri mediante la somministrazione del siero antiofidico (si tratta di un 15-20% sul totale dei casi con complicanze e ricovero ospedaliero).

Conoscenza & prevenzione, dunque, significano completa protezione dall'eventuale morso di vipera. Ergo, la vipera non rappresenta un serio pericolo per l'uomo (semmai è più che vero il contrario, considerando i dati sulla mortalità dei serpenti in Italia e in Europa).

 

 

Mortalità da morso di viperidi in Italia (Vipera comune, Vipera dal corno, Marasso) confrontata con altre cause di decesso

In Italia abbiamo ogni anno circa 300.000 decessi, gran parte dei quali sono dovuti a malattie cronico-degenerative.

Per restare in ambito “animale” per le sole punture di imenotteri (api e vespe) nel nostro Paese si contano circa 10 decessi/anno, pari allo 0,003% sul totale dei decessi. In Europa, a causa dell'avvelenamento da morso di vipera muoiono circa 40 - 50 persone/anno (e in Italia i casi mortali si contano sulle dita di una mano), quindi in termini percentuali l'impatto" della vipera diventa ancora più ridotto (0,001% circa sul totale dei decessi).

Tanto per fare un confronto, a causa dello smog e dell'inquinamento ogni anno in Italia muoiono 18.000 persone per BPCO (broncopneumopatia cronica ostruttiva), pari al 6% sul totale dei decessi; o per il solo fumo di sigaretta in Italia abbiamo 90.000 morti/anno (30%).

L'incidenza della vipera sulla mortalità, in Italia e in Europa, dunque è pressoché nulla.

Fonti principali:

- http://www.arpa.veneto.it/glossario_amb/htm/imenotteri.asp

- http://www.elisirdisalute.it/stampa.php?sez=3&id=60

- http://epicentro.iss.it

- http://www.rssp.salute.gov.it/rssp/sfoglia/05/index.html

- articoli scientifici pubblicati negli atti dei congressi della Societas Herpetologica Italica

 

 

Vipere che partoriscono su alberi/cespugli

A causa della loro mole, le vipere non riescono a salire su arbusti, cespugli e alberelli. Qualora riescano nell’impresa, il motivo non è quello del parto, semmai è la necessità fisiologica di termoregolarsi al sole (cioè di acquisire, grazie alla radiazione solare, una temperatura corporea utile per svolgere le attività quotidiane): in certe zone coperte da alberi ed ombreggiate, spesso i primi caldi raggi di sole arrivano su arbusti e siepi, e la vipera – qualora riesca ad arrampicarsi, cosa non semplice, può tentare di

Sono false tutte le altre varianti e/o motivazioni, come quella che la vede partorire sugli alberi perché altrimenti i ‘viperotti’ neonati potrebbero morderla e ucciderla.

 

 

Vipere lanciate da elicotteri per ripopolamenti

Esistono diverse varianti di questa leggenda urbana: da improbabili elicotteri della Forestale ad aerei assoldati da “verdi ed ambientalisti” che paracadutano da decine a centinaia financo a migliaia di esemplari.

Non esiste un centro di riproduzione delle vipere in Italia né all’estero, né sono stati realizzati progetti di reintroduzione di specie che – pur soccombendo alle azioni dell’uomo – sono ancora relativamente diffuse nei loro ambienti di vita.

Un  articolo del CICAP ,  gruppo di ricerca indipendente cui afferiscono studiosi e docenti di varie discipline,  dovrebbe spazzar via i residui dubbi.

 

 

I serpenti nella cultura e nelle tradizioni: non ci sono solo Adamo ed Eva

Esistono diverse culture, da quella Egiziana a quella Indiana, che venerano i serpenti quasi fossero divinità.  Nella mitologia greca è nota la figura di Asclepio (Esculapio): figlio del dio Apollo (Febo) e di Arsinoe (Coronide), veniva venerato come il dio della medicina, ed in effetti può essere considerato tra i “padri fondatori” dell’arte medica.

Nell'antica Grecia si pensava che bastasse dormire in un santuario consacrato ad Asclepio per guarire da ogni malattia, tanto che in ogni tempio c'era almeno un serpente (molto probabilmente un Colubro di Esculapio) simbolo del rinnovamento e della guarigione.

Lo stesso simbolo dell’ordine dei medici è rappresentato da un serpente attorcigliato ad un bastone e… un fondo di verità, nella mitologia greca, c’è: nella saliva di alcuni serpenti “cugini” del Colubro di Esculapio sono presenti delle sostanze che fungono da blandi antisettici, in grado quindi di aiutare la guarigione di ferite potenzialmente a rischio di infezione.

Per saperne di più:

ANGELETTI L.R., AGRIMI U., CURIA C., FRENCH D., MARIANI COSTANTINI R., 1992. Healing rituals and sacred serpents. The Lancet, 340: 223-225 

 

Altre amenità sulle vipere…

Non succhiano il latte delle mucche né sono attratte dalle puerpere in allattamento. Non iniettano il veleno con la lingua né sono in grado di ipnotizzare chi ha la sventura di guardare per alcune secondi i loro occhi. Non rotolano né riescono a farlo a mò di “ruota” mettendosi la coda con in bocca.