Fiumi, non canali!

06.05.2014 21:55

I fiumi, almeno in Italia, salgono agli onori delle cronache locali o nazionali quasi sempre per problemi legati a fenomeni di inquinamento o a disastrose esondazioni (come quella, purtroppo, recentissima che ha toccato la bassa valle dei fiumi Misa e Nevola, nell'hinterland senigalliese). 

L'immagine che, in generale, si ha di un fiume "pulito" è quella di una sorta di canale con qualche alberello qua e là lungo le sponde: niente di più sbagliato, sia dal punto di vista ecologico che idrogeologico. Un fiume = canale idraulico più o meno rettilineo e a sezione trapezoidale aumenta la velocità dell'acqua e, quindi, la sua energia e la potenza erosiva (leggasi danni agli argini con conseguenti esondazioni).

Se è giustissimo eliminare la vegetazione nell'alveo attivo, cioè nel letto di magra e, in certe situazioni-limite, anche in quello di morbida (ovvero quello bagnato dal fiume quando scorre con una portata media), è altresì necessario mantenere e - anzi - incrementare una fascia di vegetazione igro-idrofila lungo le sponde e le arginature. Le piante tipiche di questi ambienti (essenzialmente salici e pioppi, sempre più rari e sostituiti da specie alloctone, acacia e ailanto su tutte) trattengono il terreno con le radici ed evitano il cedimento degli argini, oltre a svolgere una preziosa azione di "filtro" di sostanze inquinanti (nitrati e fosfati su tutti). 

Anche la presenza di un fondo ghiaioso riduce la velocità (e quindi i danni) a valle: dati riportati da ricerche e studi condotti da università e autorità di bacino evidenziano come l'estrazione della ghiaia dall'alveo fluviale provochi un notevole e generalizzato abbassamento del fondo del fiume, che causa tra le altre cose pericolosi fenomeni erosivi e minaccia la stabilità di alcune opere di difesa idraulica, nonché dei ponti (a causa dell'attività di scalzamento di piloni e sostegni).

 

La gestione globale di un corso d'acqua deve essere svolta a scala di bacino idrografico, a partire dalle sorgenti per passare attraverso i tributari (reticolo idrografico "minore") ed arrivare poi alla pianura alluvionale ed alla foce: errori di gestione (leggasi arginature artificiali che restringono l'alveo, edificazioni in zone golenali, assenza o riduzione di aree di laminazione, vallati e fossati secondari dimenticati/ostruiti, ecc.) portano danni ingenti a valle, come purtroppo si verifica ad ogni evento atmosferico più intenso dell'ordinario. 

 

Per saperne di più su come "gestire" tecnicamente e con una visione ecosistemica un corso d'acqua (interventi su vegetazione e alveo, recupero versanti in erosione, ecc.) vi rimando a questo allegato: si tratta di un capitolo estratto da un progetto elaborato nel 2004 per conto della Provincia di Ancona da un gruppo multidisciplinare di tecnici (architetti, ingegneri, geometri, biologo) che si sono occupati del fiume "Misa". 

 

Il progetto, denominato "PercorriMisa", in una versione più ampia lo trovate qui.