Acqua, siccità e... chirocefali dei Sibillini

09.08.2017 22:05

E' vero, questa del 2017 è un'estate bella calda e siccitosa: aspettiamo, però, i dati ufficiali e la fine del trimestre estivo per tirar fuori numeri e fare confronti con il passato. 

In questi giorni, oltre alle tristi vicende legate agli incendi dolosi o colposi che stanno flagellando - complice l'aridità prolungata - boschi e praterie di tutta Italia (soprattutto all'interno di parchi e riserve naturali),  un'altra notizia sta "allarmando" e non poco marchigiani e non: qui e qui trovate un paio di articoli al riguardo. 

Insomma, il "mitico" Lago di Pilato, piccolo gioiello incastonato al cospetto del Monte Vettore a 1.941 metri sul livello del mare, si è prosciugato del tutto e il Chirocefalo del Marchesoni - il più "famoso" abitante del lago - è scomparso (...per sempre?).

 

Chirocephalus marchesonii  è un crostaceo branchiopode, anostraco (senza carapace, ovvero privo di esoscheletro rigido esterno) endemico del Lago di Pilato (in tutto il mondo… vive solo qui!).

Scoperto per la prima volta nel 1954 dal professor Vittorio Marchesoni, all’epoca direttore dell'Istituto di Botanica dell'Università di Camerino, durante una delle sue periodiche escursioni nei Monti Sibillini, solo qualche anno più tardi (1957) venne ufficialmente descritto come nuova specie dagli entomologi Ruffo e Vesentini che, giustamente, decisero di dedicare il nome scientifico al botanico trentino.

“Cugino” di questo gamberetto è il Chirocefalo della Sibilla, che vive sempre all’interno del Parco nazionale dei Monti Sibillini nella pozza temporanea denominata “il laghetto” di Palazzo Borghese (sul versante orientale dell’omonima vetta).

Ora, la caratteristica più interessante di questi particolari animali consiste nel loro adattamento ad ambienti sottoposti a forti stress stagionali, quali raccolte d'acqua temporanee e piccoli bacini astatici, caratterizzati da un periodo di completa assenza dell'acqua (prosciugamento/congelamento) e/o da fluttuazioni di livello e, di conseguenza, anche da oscillazioni – a volte notevoli - dei principali parametri fisico-chimici.

Gli adulti non riescono a sopravvivere ai periodi difficili (siccità, congelamento, alterazione parametri chimico-fisici), ma l’adattamento a tali ambienti estremi è garantito – a riproduzione avvenuta - dallo sviluppo di forme di resistenza dette cisti: si tratta di uova all'interno delle quali l'embrione, il cui sviluppo è arrestato alle fasi iniziali (stadio di “gastrula”), è isolato da una parete protettiva che gli consente di conservare la vitalità fino a che non si ripresentano le condizioni ambientali (temperatura, pH, acqua, ecc.) idonee alla schiusa.

Le microscopiche cisti restano tra i sassi e il limo delle pozze prosciugate o al di sotto della coltre di ghiaccio. In estati siccitose come queste, dunque, le forme di resistenza dei chirocefali sono “al sicuro” tra le pietre dei bacini prosciugati: è fondamentale, dunque, evitare di calpestare il fondo e i bordi di questi ambienti. Le cisti resistono a condizioni ambientali estreme per mesi o anni, ma vengono danneggiate o distrutte dal calpestio degli scarponcini di escursionisti troppo curiosi. Se nei prossimi giorni dovesse capitarvi di fare un trekking al Lago di Pilato, evitate di camminare verso i due bacini oramai secchi: il Chirocefalo del Marchesoni ringrazia.

 Per saperne di più sui chirocefali, eccovi un link utile.

Nessun allarme particolare, dunque. I chirocefali – uomo permettendo – possono resistere per anni a questi stress ambientali. C’è un aspetto, però, che deve essere ancora approfondito: è vero che anche in passato il Lago di Pilato si è prosciugato del tutto. La scomparsa dell’acqua in superficie, dunque, è derivante da una scarsa “ricarica” della falda in quota (carenza di neve e acqua nel periodo invernale-primaverile) oppure le scosse sismiche del 2016 hanno prodotto qualche danno nella porzione ipogea? E’ stato attivato un monitoraggio dal Parco nazionale dei Monti Sibillini e non resta che aspettare le conclusioni del team di esperti.

Ad majora!